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L’iniziativa è lodevole e non poteva non ricevere un premio (quello dal nome “Dal dire al fare impresa sociale” assegnato nell’ambito del Salone della Responsabilità Sociale d’impresa). L’esperimento è partito e inizia anche a dare buoni risultati. Stiamo parlando del progetto Il pane che unisce della cooperativa sociale CAUTO, finanziato da Fondazione Telecom Italia. Un progetto che Sta trovando realizzazione in territorio bresciano. In poche parole, Cauto ha proposto un modello innovativo di imprenditorialità sociale che ricostruisce la gestione dei rifiuti prodotti dai supermercati e dalla Grande Distribuzione Organizzata, recuperando il recuperabile con successiva distribuzione degli alimenti a scopo benefico. Se consideriamo che ogni anno un cittadino italiano getta 27 kg di cibo ancora commestibile, la proposta è più che valida. I risultati ottenuti sono calcolabili in una riduzione del 30% sul totale dei rifiuti prodotti dal punto vendita della GDO; riduzione dell’85% dei rifiuti indifferenziati; crescita della raccolta differenziata dal 60% (modello tradizionale) al 90% (nuovo sistema); riduzione del 10%-20% dei costi di gestione rifiuti per il punto vendita; creazione di nuovi posti di lavoro per selezione rifiuti; maggior sostegno ad enti di beneficenza con la donazione di prodotti non più commercializzabili in quanto prossimi alla scadenza. Insomma, con questo modello ci sono vantaggi per tutti quelli che partecipano al lavoro (GDO, CAUTO e società). Perché non far diventare questo progetto una normale realtà?