Scritto da Antonella D'Iorio - 20/05/2011 13:15

A Napoli si dice che chi fa il pane non può nasconderlo ai vicini. È un modo di dire che associa il “buono” del pane alla “verità delle cose”.
Agire bene, nel comune sentire, è come sfornare il pane, fare le cose alla luce del sole senza avere segreti da tacere … e quell’odore di pane che si leva inconfondibile corre per i vicoli e li invade della sua verità già di buon mattino.
Certo, le sensazioni saranno molto più intense se il pane è cotto in un forno a legna e magari se il prodotto rispetta i processi di lavorazione a lievitazione naturale che, ahinoi, la modernità ci ha fatto barattare …

E anche di pane sono fatti i ricordi quando, da bambina, passavo il tempo coi nonni rispettando quelle semplici abitudini che avevano un senso e che soprattutto creavano delle belle tradizioni come quella del cuzzetiello di pane della domenica mattina

È noto ai più che di domenica si prepara il ragù, l’inconfondibile sugo di pomodoro usato per condire la pasta e anche per riempire le stanze di odore di carne e di basilico … insomma di aria napoletana …
Da piccola, ho sempre associato la domenica al colore rosso … e anche a quel pane tipo filone tagliato nella parte estrema in modo che se ne poteva ricavare un piccolo contenitore che finiva a punta e che, una volta svuotato della mollica, si prestava ad essere riempito di gustoso pomodoro. Il tutto poi, secondo i gusti e le preferenze, poteva essere richiuso, tappato con quella stessa mollica che, da subito, cominciava a riscaldarsi tra le mani e a profumare tantissimo …
Ebbene, fratellini e cuginetti, eravamo tutti in fila col naso puntato verso i fornelli e gli occhi attentissimi perché ci fosse abbastanza sugo nel cuzzetiello che ognuno si era scelto.
Una sorta di aperitivo o di antipasto che dir si voglia, ma anche una “tradizione sacra di famiglia” e non si poteva cominciare ad impiattare il primo se prima non si era compiuto “il rituale del cuzzetiello che sapevo – dai racconti dei miei nonni – che era già stato un sapore di mia madre e dei miei zii a casa dei loro nonni, al punto che di domenica erano costretti a comprare un tipo di pane detto cappello di prete, che può essere descritto immaginando una pagnotta centrale con intorno attaccate in cerchio una serie di pagnottelle più piccole, scelto apposta per ridurlo in tanti potenziali cuzzetielli … e così ne uscivano gustosi contenitori dalla punta più rotonda, ma abbastanza capienti, per far felici gli occhi e lo spirito dei bambini di una volta.

Ultimamente mi sono un po’ emozionata quando ho saputo che la tradizione di casa è ancora viva e di domenica, prima di andare a tavola, i miei nipotini attendono in cucina il nonno Enrico, fratello di mamma, che prepara il cuzzetiello.

Antonella D’Iorio