13:45Solitamente non amo le classifiche, il più delle volte servono solo a creare della polemica gratuita. Facendo un’eccezione alla regola, in questo primo post voglio, però, citarvene una che si rivela interessante per introdurre un discorso su Parigi e sull’idea che qui si ha del pane.
Si tratta del “Grand Prix de la Baguette de tradition française de la ville de Paris 2011”, classifica resa ufficiale poco più di una settimana fa. Già il nome, così grottescamente lungo, sottintende quanto Parigi ci tenga al proprio pane e ai suoi panettieri, o forse è meglio chiamarli boulangers.
“La baguette (pronunciato baghèt, dall’italiano bacchetta) o baghetta è un particolare tipo di pane distinto dalla sua forma molto allungata, e dalla sua crosta croccante. La forma classica della baguette è di 5 o 6 cm di larghezza e 3 o 4 cm di altezza, e può essere anche lunga un metro. In media pesa 250 grammi …” (tratto da Wikipedia).
E soprattutto la baguette è un pezzo di storia che accompagna la vita quotidiana della città sin dalla fine della rivoluzione francese.
Il vincitore di quest’anno è Pascal Barillon, de “Au Levain d’Antan”, una boulangerie a un tiro di sasso dal Sacré Coeur ed in piena Montmartre. A lui vanno un assegno da 4mila euro e “l’onore” di fare fornitura per un anno all’Eliseo.
Da buon frequentatore della zona intorno a rue des Abbesses posso confermare, il loro pane si apprezza davvero: crosta croccante e mollica ben lievitata. Anche se, nel quartiere, preferisco la boulangerie “Le Grenier à Pain” già premiata l’anno scorso nello stesso concorso e dove il pane viene sfornato ogni ora.
Ma a prescindere dai gusti personali, è davvero così buona la baguette parigina? Cos’ha in più rispetto al pane italiano? Perché quando mi capita di stare al ristorante con amici italiani, tutti mi domandano: “ma uno deve venire a Parigi per trovare il pane buono”?
La risposta che scioglie i dubbi in una sola parola magica è “promozione”. E per quanto si potrebbe trovare questo “Grand Prix” un’iniziativa niente più che simpatica, bisogna, comunque, riconoscergli che fa rumore e che resta una trovata lodevole per il fatto che ricompensa gli artigiani. L’evento ha una buona copertura mediatica e fa discutere. Ma soprattutto rende omaggio a chi si rimbocca le maniche tutto l’anno e sgobba per mantenere i lieviti madre in vita, assicurando che ci sia pane appena sfornato a tutte le ore del giorno. Allora sono io che stavolta mi chiedo: “perché in Italia non abbiamo la stessa cura per proteggere i nostri maestri artigiani?” Ovviamente il dibattito non fa che cominciare …
Au Levain d’Antan
6, rue des Abbesses
Paris XVIII arrondissement
Le Grenier à Pain
38, rue des Abbesses
Paris XVIII arrondissement